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Spiro The Pirate, il rap “contro” di un artista emergente

Irriverente, eversivo, fuori dagli schemi. Abbiamo ascoltato con grande attenzione “SPDT” (acronimo di “Spacco più di te”), il brano del rapper Spiro The Pirate di cui è uscito, qualche giorno fa, il video ufficiale. 

Un brano potente che certifica la crescita artistica di un cantante che, dopo gli anni della gavetta, comincia a “chiudere il cerchio”, a trovare una sua dimensione, a trovare quel bandolo musicale che è un po’ il Sacro Graal di ogni artista. 

Simone Giannattasio, giovane rapper nato a Rimini ma residente a Cervia, è arrivato al suo Nadir annodando un’idea di musica ai racconti della sua vita. “Una vita – dice – per nulla facile, scorticata da tante esperienze negative, una vita da poeta crepuscolare che racconto con una vena d’ironia, prendendomi anche un po’ in giro”. 

Più che musica la sua è un manifesto contro l’arroganza che infesta il mondo dei rapper, dove il valore artistico, troppo spesso, lascia il posto alle logiche dei social, dove l’immagine domina incontrastata e dove la sostanza lascia il passo alla buccia. 

Spiro diventa così il profeta “contro” di un rap “genuino”, che guarda negli occhi il vuoto pneumatico di tanti artisti “copia e incolla” sempre più genuflessi al totem dell’apparenza. Nessuna dottrina, nessuna catechesi, Spiro non vola alto, prende a sassate solo chi viaggia un’ottava sopra il suo reale talento.   

Il brano è l’anteprima di un album di dieci canzoni in uscita a breve (Forget vol 1 – Il Cuore, scritto in appena due mesi) corredato anche da un singolare video-clip che è stato pubblicato ufficialmente mercoledì 14 luglio. 

“La mia musica – dice – parte dalla parole perché il rap, oltre al sound, deve avere contenuti. All’inizio quasi mi vergognavo della mia musica e di tutte quelle idee che non riuscivo a scaricare in note. Penso di aver cestinato centinaia di brani, alcuni anche validi, ma mi definisco un autore ‘lunatico e tormentato’ e dunque chiudere il cerchio per me è sempre stato molto complicato”.

“L’immagine non mi basta – dice – se canto voglio toccare le corde dell’anima, trasmettere emozioni. Perché, se non ragioni così, allora non stai facendo musica. Il mio bersaglio? Gli artisti un po’ montati che dominano la scena, un esercito di no-talent che vivono nell’illusione di essere qualcuno e che, invece, stringi stringi, non sono un cazzo”. 

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