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Melus Kaye: ecco “Psychopath Vol. 1”, album decisamente rock

Chi si sente rock nell’anima, per un’estate di fuoco può senz’altro “Pyschopath Vol. 1”, il nuovo album di Melus Kaye.  Quasi tutto l’album, 9 tracce su 10, si può ascoltare su Spotify, e YouTube, l’ultima canzone è disponibile solo a chi per decide di supportare l’artista con un’offerta libera sul sito Splitted.it  a questo link: https://splitted.it/sostieni-larte-album-vol-2… Così facendo, si aiuterà anche la release di “Pyschopath Vol. 2”.

” ‘Pyschopath’  non è il titolo di nessuna canzone. Ho dato un titolo come si da ad un libro: prima di leggerlo non sai cosa ci trovi dentro ma dal titolo puoi percepire cosa ti aspetta”, spiega Melus Kaye. “E’ un disco strapieno di energia.  In ‘Black Birds’, ad esempio, sebbene sia la decima traccia ho mantenuto saldo il suo motivo rock fino all’ultimo. La trama molto particolare, quella della guerra raccontata dagli occhi di un bambino, credo sia un messaggio molto importante come punto di vista, riguardo il periodo che stiamo vivendo”, spiega l’artista.

Ci sono canzoni che in qualche modo rappresentano anche le altre o ognuna fa storia a sé? 

Ogni traccia rappresenta se stessa, ogni melodia ogni testo è una storia completamente a sé. L’emozione durante la creazione è diversa. L’input per creare ogni brano arriva sempre quando meno me lo aspetto. Una volta ascoltando il suono dei binari del treno durante un viaggio mi è venuto in mente un ritmo. Da lì costruendo su di esso venne fuori un brano presente nell’album… indovinate qual è?

In che direzione musicale stai andando? E in che direzione ti sembra stia andando la musica in generale? 

La mia direzione musicale è sempre la stessa, rock. Vivo nel rock, e su questo non ci piove. Continuerò a mescolare a creare abbinamenti molto improbabili. Per il resto,  credo che oggi la musica vada sempre in direzione dei social. Qualsiasi cosa diventi virale diventa un prodotto, spesso senza molto senso. L’importante è che tutti possano sguazzare nella spazzatura.

Come ha cambiato la scena musicale lo streaming? Ci sono ancora i grandi successi? E qual è il tuo obiettivo personale in un momento così strano per l’industria musicale? 

Non so rispondere con esattezza, forse lo streaming è positivo da un lato e negativo dall’altro. L’artista che ti piace così tanto non è più quello che vedi solo ai concerti o in tv in occasioni speciali, ma è sui social che ti racconta tutto il giorno cosa fa, lo puoi ascoltare con mille app diverse, i canali dove puoi vedere i video sono a portata di mano, insomma te lo puoi stancare. 

 Ci sono ancora i grandi successi?

No, non ci sono più. Spesso sui social nascono ‘i brani del momento’, che però durano non più di 2 mesi. Il mio obiettivo è far sentire l’emozione sul palco, come quando scrivo le mie canzoni. Cerco di creare qualcosa di immortale, qualcosa che non abbia una scadenza. Ho una chiave personale su questo. E’ un po’ come una ricetta segreta. Credo, modestamente, che nessuna delle mie canzoni, quando passa il tempo, possa essere definita vecchia. La si può solo collocare nell’anno in cui è uscita.

Ci racconti da dove vieni dal punto di vista musicale? E quali solo le tue release del passato che oggi ti rappresentano di più? 

Sin da piccolo ho avuto una propensione per l’arte. Volevo ficcarmi ovunque potevo essere protagonista. Recitazione iniziata per gioco, disegnavo molto, fare filmati con le videocamere VHS era un grande passatempo, ma niente di tutto questo mi è stato trasmesso dalla mia famiglia. È stato solo frutto della mia predisposizione. In adolescenza poi ricevetti il mio primo strumento e da lì non mi sono più fermato. Riguardo ai brani con cui mi identifico, credo che “Verano Duro” e “Story I Stu Pianeta” siano tra i più riusciti. Ma ognuna delle mie canzoni mi rappresenta al 100%.

Che stai facendo di bello in questo momento dal punto di vista musicale e personale al di là della musica?

Continuo a scrivere, abbozzo continuamente appena ho un po’ di ispirazione ma mi dedico un po’ anche alla fotografia come svago.

A che punto ti senti della tua carriera musicale? 

Sento come se non fosse ancora mai iniziata. Il mondo intero ancora non conosce chi sono. Pur ricevendo ottime critiche da giurie durante i contest, e un’ottima risposta dalla gente presente, sui social invece purtroppo c’è ancora poca risposta. Credo sia colpa del troppo intrattenimento in giro per internet, troppi social, troppi spazi per musicisti. In questo senso c’è molta distrazione, è un po’ come essere un ago in un pagliaio. Diventa davvero dura.. non so cosa si aspetta la gente da me. Non voglio ridurmi ad intrattenere con idiozie per raggiungere facilmente una fanbase. Sono un sostenitore della cultura, (purtroppo).

Melus Kaye: arriva “Psychopath Vol. 2”, un album decisamente rock

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