in

Massimo D’Acquisto, dal Telegatto alla voce fuori campo: «La cultura è fondamentale»

Il riconoscimento del 2000 nella trasmissione di Paolo Limiti, vent’anni da presentatore tra Sicilia e Milano e l’impegno per ricordare le vittime del terrorismo e della mafia. Massimo D’Acquisto ripercorre la propria carriera e le scelte che hanno segnato il suo percorso professionale.

Dalla passione per la musica trasmessa dal padre alla carriera nel mondo dello spettacolo, passando per il Telegatto conquistato nel 2000. Massimo D’Acquisto ha costruito il proprio percorso professionale attraverso esperienze diverse, arrivando ad affermarsi come voce fuori campo. Una scelta che gli ha dato riconoscibilità sul piano vocale, ma che ha comportato anche una minore presenza televisiva. In questa intervista racconta le proprie origini, i traguardi raggiunti e le difficoltà incontrate.

Massimo D’Acquisto, da dove nasce la sua passione per il mondo dello spettacolo?

«Indubbiamente, la scelta di questa mia carriera è stata involontariamente influenzata da mio padre. Pur essendo un esperto fiscale, tanto da andare in pensione con il grado di dirigente superiore del Ministero delle Finanze, in gioventù era stato giornalista, scrittore, saggista e poeta. Mantenne anche una seconda professione come autore di canzoni e paroliere. Mi ritrovai il pianoforte in casa, che imparai a suonare da solo, e iniziai a frequentare assiduamente i divi della vecchia guardia canora. Da lì, il passaggio a diventare presentatore fu breve. L’esperienza sul campo, per vent’anni tra la Sicilia e Milano, mi ha formato come uomo di spettacolo».

Qual è stata la scelta più difficile della sua carriera?

«In un certo senso, diventare una “voce fuori campo”. Mi rendevo conto che mi sarei affermato sempre più in audio, ma non in video. Significava rinunciare a diventare un volto popolare: tutta la gente di spettacolo sogna di essere riconosciuta, un giorno, per strada».

Quali sono i risultati di cui va più fiero?

«Sono fiero del fatto che la mia voce, una volta ascoltata, venga riconosciuta. Sono orgoglioso anche di essere l’ideatore, l’istitutore, il promotore e il conduttore della Serata dedicata alle vittime del terrorismo e della mafia a Milano e Lombardia. Ma la cosa di cui sono ancora più fiero è la vittoria del Telegatto, nell’anno 2000, che considero l’Oscar della televisione italiana. Il riconoscimento arrivò grazie al racconto della canzone “L’edera”, scritta da mio padre, nella trasmissione di Paolo Limiti».

C’è un traguardo professionale che avrebbe voluto raggiungere e che, invece, è rimasto incompiuto?

«Purtroppo non ho mai avuto una trasmissione tutta mia e sono apparso in video meno di quanto sperassi. Non ho raggiunto quella popolarità che pensavo di meritare, anche per le doti professionali che mi sono state universalmente riconosciute. D’altra parte, la televisione è piena di raccomandati».

Quanto conta la preparazione culturale per chi vuole lavorare nel mondo dello spettacolo?

«Consiglio ai giovani, innanzitutto, una grossa preparazione culturale. Il mestiere di presentatore, in particolare, può portare a occuparsi di qualsiasi argomento».

Guardando al futuro, quali nuovi obiettivi vorrebbe raggiungere e quale messaggio si sente di rivolgere alle nuove generazioni?

La preparazione culturale è il consiglio che D’Acquisto rivolge ai giovani che desiderano intraprendere una carriera nel mondo dello spettacolo. Un percorso che, nella sua esperienza, richiede competenze, conoscenze e capacità di affrontare argomenti diversi. La sua storia professionale, segnata dal riconoscimento del Telegatto e dall’attività come voce fuori campo, testimonia un rapporto con lo spettacolo costruito nel tempo, anche al di fuori della visibilità televisiva

Il liscio torna tra gli scolari: i bambini di Romagna riscoprono la magia di Secondo Casadei

Alessandro Ristori, da Armani alla Cina: il percorso internazionale e l’intervista con Roberto Alessi de Il Giornale